STA SUCCEDENDO

La vita è questa.

È quello che succede quando un gruppo di amici si diverte tra alcol e musica e nello stesso tempo un altro gruppo si dispera tra alcol e musica. Uno balla, non ha pensieri, l’altro invece cerca invano di rianimare un amico che non è riuscito a reggere lo ‘sballo’.
Quando una persona decide di viaggiare, conoscere, imparare, percorrere migliaia di chilometri per poter visitare un sito archeologico, un monumento, una galleria Borghese, ma una volta arrivata sul posto, non può farlo, perché i cancelli improvvisamente si chiudono, il personale sparisce, i ‘fortunati’ riusciti ad entrare vi restano bloccati, mentre le temperature cocenti di Luglio continuano a fare il loro dovere.
Quando dopo mesi di attesa, riesci finalmente ad acquistare il biglietto del concerto del tuo gruppo preferito che si esibirà nella capitale, ma nel viverti l’esperienza rischi di finire al pronto soccorso perché ingenuamente hai deciso di prendere la metro, ci sali, c’è tanta gente, il vagone è strapieno. Ciò nonostante ad ogni fermata i gruppi continuano a spingere e a salire, l’aria si riduce diventando pesante e si comincia a far fatica a respirare. Nel frattempo cosa ancor più importante, è riuscire a mantenere l’equilibrio, altrimenti alla prossima frenata potresti rischiare di essere catapultato fuori dal vagone e spappolarti contro il muro della galleria, visto che la porta è rimasta aperta per tutta la tratta e i tentativi di chiamare i soccorsi con la leva di emergenza, sono risultati essere nulli.
È quello che succede quando dopo mesi e mesi, riesci finalmente ad organizzare la vacanza che hai sempre sognato con quei amici che ormai consideri fratelli, in una delle località più frequentate e più ambite di sempre, ma mentre ti rilassi all’ombra, noti dei tipi strani che scendendo da un gommone si dirigono nella tua direzione. Qualche secondo dopo guardi il sangue scorgerti dal ventre. Perché sembravano ‘normali’ turisti, ma non lo erano.
È quello che succede quando di notte sei sulla spiaggia con i tuoi amici, e mentre ridi e ascolti i loro discorsi ignoranti, ti fermi a guardare quel cielo stellato che ti sovrasta, sapendo che qualche giorno fa è stata scoperta l’esistenza di un pianeta identico al tuo e, magari in quel preciso momento, c’è qualcuno distante da te migliaia di anni luce che sta facendo il tuo stesso gesto.
È quando la ragazza per la quale hai preso una cotta, ti invia un messaggio con scritto che vuole subito vederti e tu non esiti a prepararti e a recarti da lei. Solo dopo esser arrivato nel luogo dell’appuntamento ti accorgi che quel messaggio non era proprio stato inviato dalla persona che speravi e sei inconsapevole del fatto che questi saranno i tuoi ultimi istanti di vita.
È quello che succede nella tua città quando un uomo dichiara il suo amore ad un altro e decide di sposare il partner in pubblico, suscitando polemiche e sdegno da parte dei buoni concittadini che sottolineano il disturbo dell’evento avvenuto in un luogo pubblico e l’esagerazione dalla sfrontatezza con la quale questi soggetti hanno avuto il coraggio di compiere un simile gesto. Nessuno però si dimentica dell’incredibile proposta di matrimonio che qualche anno prima, il pasticcere più conosciuto in città, aveva compiuto nel centro storico della stessa, coinvolgendo un intero gruppo di ballo e suscitando solo orgoglio e ammirazione nel cuore dei buoni concittadini. Ah, dimenticavo che ovviamente il buon pasticcere è etero, piccolo dettaglio.
La vita è tutto quello che è successo mentre scrivevo questo stato, quello che sta succedendo a Milano, a Shangai, a Bruxelles, a Berlino, ad Ankara e nel resto del mondo mentre leggete quello che ho scritto.
È quello che sta succedendo su quel pianeta identico al nostro, perché se questo è assodato, ci sarà sicuramente qualche forma di vita, magari più intelligente o forse più arretrata.
‘Sto concetto di vita è talmente grande che come diceva il buon Giacomomainagioia quasi ‘il cor non si spaura’.

La vita è questa.

NON HAI URLATO, I TUOI STUPRATORI SONO INNOCENTI.

“Mi ricordo di risate alcoliche, oltre ogni buongusto e buonsenso e mi ricordo di mal di testa da prendere a craniate il muro il giorno dopo.
Non mi ricordo, e non perché la mia memoria vacilli, di nessuna di noi chiusa in una doccia che scivola lungo la parete di quella stessa doccia mentre un paio (almeno) di bei cristi se la passano a turno. ”

Assolti.
Ci è andata più che bene. Adesso c’è bisogno solo di sopportare qualche settimana di interviste, foto e articoli sulla questione, dopodiché tutto ritornerà alla normalità. La gente si scorderá di noi e il caso non susciterá più tanto scalpore, ci sono problemi più gravi da affrontare.

Ecco rovinata un’altra vita.
Non ci saranno sonni tranquilli per lei. Occhiate furtive, insulti, frasi sussurrate, etichettamenti, ansie, ricordi annebbiati.
Non ce la si svigna da questo.
Non ce la si svigna da un trauma.

E niente, io come ragazzo, ho fatto il mio dovere, non potevo mica tirarmi indietro e rifiutare una simile opportunità.
Tanto, perizia e sentenza sono anche a mio favore. Non avrei potuto chiedere di meglio.
C’è da lavorare invece su qualcosa chiamata coscienza, ma questo non è importante. Non è niente che non si possa risolvere con un’uscita tra amici, un bicchiere di vodka o una partita a calcio. Non c’è da preoccuparsi, ritornerà tutto come prima.
(…)

L’articolo:
http://www.huffingtonpost.it/deborah-dirani/non-hai-urlato-scalciato-graffiato_b_7712376.html?ncid=fcbklnkithpmg00000001

Lose yourself

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“Niente più giochi, cambierò quello che chiamate rabbia.
Strapperò via questo fottuto tetto come due cani in gabbia.
Scherzavo all’inizio, adesso l’umore è cambiato.
Sono stato masticato, risputato e cacciato a fischi dal palco.
Ma ho continuato a rappare ed a scrivere il prossimo freestyle.
E’ meglio credere che qualcuno stia pagando il pifferaio magico.
Tutto il dolore dentro
è amplificato dal fatto che non posso farcela
col mio lavoro dalle 9 alle 5.
E non posso fornire il giusto tipo di vita alla mia famiglia,
perchè amico, questi maledetti buoni pasto non comprano i pannolini.
E non è un film,
non c’è nessuna Mekhi Phifer,
questa è la mia Vita, e questi tempi sono così duri
e si fanno ancora più duri.
Cerco di nutrire e innaffiare il mio seme,
in più vedo il disonore raggiunto,
essendo un padre ed una prima donna.
Il dramma di mamma continua ad urlare,
è troppo per me per voler restare in un posto,
un altro concerto o no,
mi ha portato al punto che sono come una lumaca.
Devo escogitare un piano prima di finire in prigione o ucciso.
Il successo è la mia sola fottuta opzione,
non il fallimento.
Mamma, ti voglio bene,
ma questa traccia deve andare avanti,
non posso invecchiare a Salem’s Lot,
perciò me ne vado, è la mia occasione.
Piedi, non traditemi,
perchè forse è l’unica opportunità che ho.

Puoi fare qualsiasi cosa ti metti in testa, amico.”
Eminem.

Somewhere only we know

tramonto-rosa-sul-mar-caspio
C’è qualcosa di innaturale in quest’ora.
C’è qualcosa di innaturale in un crepuscolo di sera tra autunno ed inverno.
Al nono piano del mio palazzo, la vista toglie il fiato.
C’è quiete. E mentre cerco di evadere dal quotidiano materiale, laggiù la vita prosegue. Adoro questa parte della giornata. Quel momento in cui la luce del tramonto comincia a sfumarsi con quella della sera.
Il cielo si tinge di fuoco, e man mano diventa sempre più acceso, fino a penetrarti nelle vene.
Ti senti parte del Mondo.
E non c’è nulla di più incantevole.
Potrei restare qui per sempre, datemi solo una coperta, un libro e qualcosa di caldo da bere.
(…)

PARTENZE


Nel pomeriggio ho dovuto salutare mio fratello. E’ partito. Lavora nel carcere di Opera, Milano.
Detesto le partenze, ti trascinano sempre in un vortice malinconico. E in quel momento capisci che avresti voluto passare più tempo con quella persona e magari starle più vicino.
Dopo una partenza, c’è sempre quel senso di vuoto. Non sai cosa succederà, non sai quando tornerà. Niente.
Ti ci abitui, a sentirti solo. Nello stesso tempo, però, ti va di pensare positivo. Magari ti impegni a rinunciare a qualcosa che desidereresti comprare, pur di riuscire ad unirti dei soldi per un biglietto e partire.
O magari, resti a casa. Ti guardi intorno e solo in quel momento ti accorgi del silenzio assordante della stanza. Perché un fratello è una parte di te, e anche a chilometri di distanza riesci a sentire la sua presenza. Allora cominci a pensare già al suo ritorno, quando lo vedrai entrare dalla porta di casa, e niente ti farà sentire più felice di averlo nel letto a fianco al tuo. Ancora.

QUELLO CHE SIAMO


Ore 22.20.
Ho appena finito di vedere “Italy in a day”. E adesso ho proprio bisogno di scrivere.
Il capolavoro di G. Salvatores presentato al festival del cinema di Venezia e mandato in onda sulla tv nazionale, sabato 27 settembre, è un Dono. Non siete convinti di ciò che sto dicendo? Bene, spero lo siate alla fine della lettura di questo articolo.
Il giorno 26 ottobre 2013, l’Italia ha risposto. Ha risposto alla proposta lanciata dal regista, di filmarsi per quello che è. Non le è stato chiesto di fingere o di riprendere chissà cosa, ma semplicemente di racchiudere in pochi minuti, qualcosa delle proprie vite, qualcosa di piccolo, di quotidiano, di indispensabile. Proprio così, perché le piccole cose sembrano inutili, ma avete mai provato a viverci senza? Senza la libertà di osservare il blu intenso del mare o l’immensità del cielo, senza l’opportunità di assaporare un pasto caldo o di gustarsi una tazza di caffè appena fatto, senza la presenza di qualcuno che ti sussurri all’orecchio un “ti voglio bene”, o semplicemente un “buongiorno piccola/o”, senza l’affetto del vostro animale domestico, senza il sorriso di un vostro amico, del vostro partner o di vostro figlio. Provate ad andare avanti senza questo, non ne uscirete vivi. (…)
Così come è stato dichiarato dalla maggior parte del pubblico, tale cortometraggio è stato lo specchio di un’Italia disastrata, povera, senza un futuro per i suoi giovani e senza speranze. Beh, io non sono d’accordo.
Da questo cortometraggio è emerso qualcosa di più importante. E’ emersa la voglia di vivere, di scavalcare gli ostacoli e proseguire oltre, è emersa la gioia degli italiani che malgrado la crisi del paese, le loro ansie, le preoccupazioni, le paure, riescono a fermarsi un momento ed a concentrarsi su ciò che di più amano e che hanno di più caro.
“Ogni volta che salvo una vita, la mia ne acquisisce valore”, è stata la risposta di un medico senza frontiere. “Tu sai cos’è la paura?” “No” ha mormorato una piccola in uno dei tanti video. Forse, dovremmo imparare da lei. Forse dovremmo cancellare il concetto di “paura” che abbiamo nella nostra mente e lanciarci. Lanciarci per cercare di capire cosa può essere in grado di far acquisire valore alla nostra Vita.
E credetemi, per quanto possa sembrare un controsenso, scommetto che sarà di tutto all’infuori del denaro.
Si, questo cortometraggio è un Dono. Sapete perché? Gli italiani hanno raccontato un pezzo di storia. E se dopo averlo visto, avete pianto, è normale, “perché siamo fantastici. L’ESSERE UMANO è INCREDIBILE.”